Linguaggio Minimale

Il linguaggio minimale credo che sia la forma migliore per esprimere i concetti e sviluppare progetti riguardanti il mio pensiero artistico.

La mia ricerca è volta a esaltare l'essenza assoluta e il fascino rappresentato dal contrasto tra presenza e assenza.

BUIDU

Dal Vuoto al Pieno

Esiste una soglia impercettibile tra ciò che è pieno e ciò che è vuoto, tra la presenza e la sua assenza, tra il dire e il tacere. È in questo spazio liminale che si muove la mia ricerca: con Dal Vuoto al Pieno porto a compimento una riflessione matura e rigorosa sul significato dello spazio come categoria estetica ed esistenziale.

La mostra prende le mosse dall'eredità dello Spazialismo, il movimento fondato da Lucio Fontana che per primo aveva affermato come lo spazio — fisico, cosmico, psichico — fosse il vero soggetto dell'opera d'arte. Accolgo questa lezione e la reinterpreto alla luce della mia sensibilità contemporanea: per me il vuoto non è assenza di significato, ma al contrario il luogo dove il significato si deposita, si condensa, riverbera.

Il mio percorso espositivo si articola su due piani complementari. Sul piano delle esperienze personali, le mie opere narrano del vuoto come sedimento della memoria: ciò che rimane dopo una perdita, dopo il passaggio del tempo, dopo il silenzio di ciò che non si è detto. Un vuoto che non intendo come negativo, ma denso di tracce, di impronte invisibili che attendono di essere riconosciute. Sul piano concettuale, invece, trasformo lo spazio in materia viva: lo rendo parte integrante della composizione, elemento attivo che concorre alla costruzione del senso, anche quando — soprattutto quando — appare immaginario o irrappresentabile.

Il colore, nel mio lavoro, non è ornamento: è strumento di discriminazione semantica. Ogni tonalità corrisponde a una diversa qualità dell'esperienza, a un differente grado di riempimento del vuoto, a una mia specifica intenzione nel modellare ciò che altrimenti resterebbe informe. Il legno, che scelgo come supporto privilegiato per le opere scultoree, introduce una tensione ulteriore: materiale organico e leggero, la cui fisicità porosa e naturale esalta paradossalmente la qualità della mancanza, amplifica ciò che non c'è attraverso ciò che c'è.

Elemento a cui tengo particolarmente, per la sua coerenza poetica, è la mobilità delle mie opere: non sono definitive, non impongono un'unica lettura. Possono essere ruotate, riposizionate, osservate da angolazioni diverse, restituendo ogni volta una fisionomia differente. In questo gesto — apparentemente semplice — si cela una dichiarazione di metodo: il vuoto non è mai lo stesso, dipende da dove lo si guarda. Dipende da chi lo guarda.

Dal Vuoto al Pieno è così, al tempo stesso, una mostra sulla mia arte e una riflessione sulla condizione umana nell'epoca del sovraccarico: un invito a rallentare, a fare spazio, a scoprire che proprio nella mancanza risiede spesso la forma più vera della pienezza.